La fotografia, per tanti anni, è stata un’arte fatta di attesa, chimica e una certa dose di incertezza. Poi è arrivato il digitale, che ha cambiato le regole. La rivoluzione, però, non è terminata con l’arrivo dei sensori e delle schede di memoria. Anzi, quello era solo l’inizio. Oggi si sta vivendo una seconda e forse più profonda trasformazione, che non riguarda più solo i megapixel o la velocità di scatto.
Riguarda l’intelligenza, la connessione e tutto ciò che ruota attorno al clic. Gli strumenti dei creativi si stanno evolvendo a una velocità tale che ciò che era fantascienza cinque anni fa oggi è dato per scontato. E questo cambia tutto: dal modo in cui si scatta a come si edita, fino a come si pensa il proprio lavoro e perfino il valore del proprio equipaggiamento.
L’attrezzatura non è più “per sempre”
C’è stato un tempo in cui l’acquisto di un corpo macchina era un investimento notevole. Si sceglieva un brand e si procedeva nel corso degli anni dando fiducia agli strumenti del marchio. Oggi l’innovazione tecnologica è così rapida che il “top di gamma” di due anni fa viene spesso surclassato da un modello di fascia media odierno.
Questo ha generato due fenomeni. Il primo è la voglia di avere sempre l’ultimo modello. Il secondo, sicuramente più interessante per i creativi, è la nascita di un’economia circolare solida. I fotografi hanno capito che non serve accumulare, serve ottimizzare. Hanno compreso che la loro vecchia attrezzatura ha ancora un valore enorme per altre persone.
Questo ha aperto porte incredibili per la valutazione dell’usato. Infatti, sapere come vendere macchina fotografica usata online diventa una vera e propria strategia. Esistono servizi specializzati che valutano l’attrezzatura, la ritirano e la rimettono in circolo, in modo da permettere al fotografo di liberare budget. Quest’ultimo non viene necessariamente reinvestito solo in un corpo macchina nuovo, ma magari in un obiettivo di qualità superiore, in un drone o in altri accessori.
La visione del creativo moderno è fluida: l’attrezzatura diventa un asset da gestire con intelligenza per rimanere agili e al passo con i tempi.
La fotocamera non è più un sistema a sé
Per tanto tempo la fotocamera ha rappresentato un dispositivo isolato. Si scattava, si toglieva la scheda, si inseriva quest’ultima in un lettore e si importavano le foto sul computer. Un processo sicuramente più lento e complicato. Oggi, una fotocamera che non dispone di connettività Wi-Fi e Bluetooth è considerata quasi obsoleta.
Gli strumenti del creativo sono parte di un ecosistema interconnesso. Lo smartphone funziona come un telecomando avanzato, un monitor esterno, un sistema GPS per geotaggare le immagini. Quindi, un fotografo che si occupa di eventi o un fotoreporter possono scattare, trasferire istantaneamente un’immagine (spesso già con un preset applicato in camera) allo smartphone e pubblicarla online nel giro di pochi secondi.
Diverse aziende che si occupano della produzione di fotocamere stanno investendo molto in servizi cloud che caricano automaticamente i file RAW su un server non appena la fotocamera rileva la presenza di una rete Wi-Fi. Tutto ciò non fa altro che cambiare il modo in cui si lavora in squadra, anche da una parte all’altra del mondo.
È come se la fotocamera abbia smesso di essere un punto di arrivo e sia diventata il punto di partenza di un percorso di dati.
L’intelligenza artificiale come assistente creativo
Se c’è una tecnologia che sta caratterizzando questo decennio, è l’intelligenza artificiale. E nel mondo della fotografia è passata da un “trucco” a uno strumento indispensabile in pochissimo tempo. Il cambiamento più evidente è quello dell’autofocus: i sistemi moderni non si limitano a cercare il contrasto, ma riconoscono il soggetto. La macchina, quindi, sa cosa sta guardando e lo segue con una precisione che libera il fotografo dall’ansia della messa a fuoco.
E poi c’è il territorio affascinante e controverso dell’intelligenza artificiale generativa, che permette di espandere un’immagine o di rimuovere elementi complessi ricostruendo lo sfondo. Non si tratta di “barare”, ma di automatizzare delle azioni per lasciare più tempo all’intenzione creativa.